Calendario degli eventi

Do Lu Ma Me Gi Ve Sa
2930311 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30 1 2

Home arrow Premio D'Arte Città di Bozzolo Don Primo Mazzolari arrow 3^ Edizione arrow Sezione - Persistenza della Figurazione Fantastica
Sezione - Persistenza della Figurazione Fantastica PDF Stampa E-mail
Indice articolo
Sezione - Persistenza della Figurazione Fantastica
Pagina 2
Pagina 3
Pagina 4
Pagina 5
Pagina 6
Pagina 7
Pagina 8
Pagina 9
Pagina 10
Pagina 11
Pagina 12
Pagina 13
Pagina 14
Pagina 15
Pagina 16
Pagina 17
Pagina 18

PERSISTENZA DELLA FIGURAZIONE FANTASTICA

 

Ora, poiché vigono un accademismo e manierismo dell'avanguardia -nulla a che fare con le sperimentazioni e le
innovazioni del linguaggio figurativo- che ottengono la benedizione del sistema mercantile dell' arte, l'espressione ha perso ogni significato della propria etimologia. La parola "avanguardia" si è sempre intesa come quasi un sinonimo di  "nuovo", ed ha significato allertante, mentre quanto oggi si  promuove sotto la copertura del medeslmo  termIne è assolutamente idiosincretico, un abuso. Per proporre legittimamente un tema d'avanguardia, occorre fare Il contrario di ciò che la cricca dominante ci sta propinando, Si farà almeno qualcosa di trasversale, controcorrente, fuori moda, ma sarà certamente diverso da quello che noiosamente ci 

propone la figurazione attuale.  Allora, occorrono cultura, profonde radici, qualità e capacità. Per dare un breve solidale esempio, a me pare che pur limitandoci alla semplice dimostrazione iconica anche rinunciando, com'è stato espressamente raccomandato dal ComItato Promotore, agli aspetti figurativi aniconici, la III Rassegna Internazionale di Bozzolo, poiché dedicata a don Primo Mazzolari, che ne fu ideatore, singolare figura di sacerdote combattivo e lietamente provocatorio, sembra particolarmente indicata.
L'idea, modestamente applicabile, è di conferire alla mostra, per questa esposizione 2007, nella Sala Esposizioni di Piazza Europa, una distinzione particolare, attraverso un progetto coerente, prevedendo una destinazione che differenzi dalle infinite mostre collettive in cui si espongono opere dal significato generico o persino contrastanti tra loro, costringendo confronti innaturali tra gli artisti partecipanti senza che un filo di logica critica od estetica colleghi un' opera all' altra, Mi attrae, invece, la possibilità di comporre un piccolo gruppo di artisti tra quelli non ossequienti all' "avanguardia", ma singoli, trasversali, estranei alle mode correnti e rincorrenti, cercando di coinvolgere autori di varie generazioni, evitando lo stupido e immotivato giovanilismo imperversante, ma includendo anche l'ultima leva, senza discriminare il mezzo tecnico, lo stile, le differenti e a volte contraddittorie applicazioni estetiche, attorno a un'idea poetica che ha aspetti vari e tortuosi ma ha attraversato e ancora interseca ogni percorso della ricerca flgurativa, sempre attuale, attraversando in modo vitale le tendenze che si sono affermate dagli anni Cinquanta ad oggi, persistendo magari all'interno di esse, In ogni caso dare dignità internazionale all'iniziativa, non perché si raccattano due o tre artisti stranieri residenti -sicché la mia scelta non ne annovera alcuno- ma in quanto i prescelti vantano davvero un curriculum internazionale e garantiscono una indiscutibile presenza qualitativa.  Insomma, enunciare una tesi, accennare un'indagine, avanzare una pretesa, come dovrebbero fare -ma non fanno- anche le grandi mostre che enunciano una tematica, un titolo, poi non ravvisabile nelle opere che dovrebbero illustrarli.
Valutando in modo generico, il Fantastico è sempre stata una peculiare propensione del mio pensiero, una preferenza di studio. La vastità dell'argomento non si presta a sincretismi e paradigni. Questa, dunque, e una breve scelta, ancorchè limitata da certa confessabile casualità: varrebbe moltiplicare il numero dell'e istanze per dieci o per diecimila;  varrebbe anche puntualizzare centrando un unico tema, un solo atteggiamento tra i molti che s'includono quali versioni dell'arte fantastica; varrebbe illustrare esempi desunti da un'unica generazione, passata o presente.  Ma il panorama esibito  oggi dagli artisti militanti è così vario ed attraente da indurre ad una seppur ristretta convenzione di separati casi, ognuno dei quali può ben rappresentare una possibile visione, interpretazione di appartenenza alle molte correnti che fluiscono nel gran fiume del Fantastico, coi modi e le forme che -incidentalmente- assumono pure la difesa della bella arte, intensità poetica, profondità del pensiero, capacità d'invenzione e dell' emozione come non si ritrovano più, ormai, tra gli autori ben noti e frequentatori della cronaca artistica. Un numero così limitato d'invitati equivale ad assaggiare appena molte leccornie piuttosto che rimpinzarsi d'una sola prelibatezza.
Questi pittori e scultori potrebbero essere indicati come esemplari di quanto è ampio il ventaglio di pertinenza all' area del fantastico. All'interno d'ogni principale possibile denominazione ve ne sono altre possibili, tanto da rendere ardua ogni velleità compilativa e grazie all' originalità degli autori, vanificare ogni pretesa comparativa. Si possono tentare, tuttavia, dei raggruppamenti sebbene altri sarebbero possibili, non meno probabili, includendovi i medesimi artisti. Erio Baracchi, Lillo Messina e Romano Notari, così evidentemente differenti tra loro, potrebbero denotarsi per l'idea architettonica della loro invenzione. Possono essere considerati rappresentanti di alcune categorie del Fantastico, peraltro intercambiabili. Baracchi con le sue visioni di edifici high tech inquietanti ed incantati; Messina per le sue isole di sogno esattamente ritagliate in forme innaturali; Notari per le prospettive che configurano la proiezione spirituale col tumulto di fantasmi barocchi fulminati dalla luce. Dino Buffagni, Raffaele De Rosa, Claudio Olivotto, Edoardo Salvestrini, sono in certo modo uniti dalla narrazione fiabesca. Buffagni, talvolta ironicamente in cerca d'ingenue suggestioni del mondo infantile dove gli aspetti più comuni possono diventare misteriosi e inspiegabili; De Rosa che mette in scena magniloquenti racconti di saghe cavalleresche (sarebbe l'ideale illustratore del capolavoro di J.R.R. Tolkien, impossibile da illustrare); Olivotto è un puntiglioso narratore che magnifica gli aspetti meno denotabili di storie mai raccontate; Salvestrini investe i luoghi con strane presenze, ricorda certi modi di Alberto Savinio, ha un penchant per Mantova, città che molti considerano magica. Alberto Bertoldi e Francesco Parisi potrebbero essere scambiati per pittori della realtà, data la prestanza realistica parafotografica dei loro dipinti, ma si tratta di una realtà inventata. Bertoldi, tessendo le sue visioni di nuvole, trama, forme instabili, in continua mutazione, inafferrabili e ineffabili, paesaggi aerei di pura immaginazione; Parisi rievoca la purezza dei miti, la bellezza di un mondo antico,  coi rituali, le divinità che lo fanno misterioso, cercandone ispirate sopravvivenze. Radicato ai simboli del mondo classico e della bella forma è anche lo scultore Emilio Baracco, tenacemente fedele all' ordine classico, scombinando appena ordini canoviani mediante impertinenze oggettuali d'intenzione metafisica ed ermeticamente simbolica. Armodio, Stefano Cecchi e Patrizia Comand si accostano all'immagine con differente trasporto, tutti esibendo una perizia tecnica antica, paziente e lenticolare, oppure con fare frenetico e largamente gestuale, ma hanno in comune l'ironia un po' folle.  Armodio rende credibili gli equilibri impossibili, umanizza rapporti e rende sentimenti tra oggetti inanimati, svela segreti inesistenti; Cecchi è un narratore apocalittico di storie senza senso, apparentemente inesplicabili, spesso violente, ricorrendo anche al linguaggio dei fumetti per arrovellare, come volesse spiegare, le sue trame imperscrutabili che invece restano immotivate ma, chissà perché, emozionanti; Comand esibisce un'ironia controllata ma percepibile, a ben vedere, su un quadrante assai prossimo ai due; la sua eccellente perizia pittorica attua visioni insieme leggiadre e grevi, allegoriche, in un tempo senza tempo, una cosmogonia senza spazio, scatenando moltepli possibilità interpretative sovrapposte.  Anche lo scultore Sandro Soravia possiede in alto grado simile ironia, ma in una forma sapientemente ingenua, venata di malinconia, con cui vela un severo giudizio sociale rivolto all'uomo massa schiacciato e marchiato dal freddo calcolo del potere percentualistico. Mario Lipreri e Franco Rinaldi sono  apparentemente distanti tra loro, ma Lipreri ha elaborato un codice segnico che rimanda visionariamente a scoprire misteri naturali sepolti nelle stratificazioni geologiche preadamitiche, a brulicanti sedimenti misteriosi, mentre pure  Rinaldi inventa immagini come allusive figurazioni arcaiche, quasi totemiche o sciamaniche, graffiti provenienti da  tempo infinito, rituali rappresentazioni che rimandano a raffigurazioni di esseri mitici per una simbologia di rituali contemporanei. Vladimiro Elvieri e Dario Lanzetta adottano mezzi espressivi extrapittorici, in gran parte felicemente  compromessi con l'azione fotografica e digitale; Elvieri letteralmente incide la sua visione invisibile, lavorando al buio e dunque senza riferimenti spaziali nè tracce preconcette, valendosi di un raggio luminoso: è una sorta di scrittura automatica che ritorna alla tradizione surrealista, un soggettivo cadavre exquis tecnologicamente aggiornato, un graffito tecnologico e gestuale nello spazio sconosciuto; Lanzetta sottopone l'immagine fotografica ad una elaborata metamorfosi, praticando resezioni e aggiustamenti agendo con paziente operazione di lifting elettronico ottenendo un'immagine sostanzialmente ricreata secondo canoni specificamente pittorici, altamente drammatica densamente ispirata dal martirologo cristiano.

Un omaggio è reso a Renzo Schirolli, pittore che non esito a dire neometafisico, distinto dall'alta qualità estetica sempre mantenuta per tutta l'evoluzione della sua singolare propensione ad una visionarietà geometrica, accurata e rigorosamente classica, ordinata e ferma, border line tra astrazione concreta e figurazione. Schirolli è stato un protagonista dell'arte mantovana degli ultimi decenni e credo non solo giustificato, persino doveroso rammentarne l'appassionata e intensa dedizione all'arte tra i pochissimi artisti virgiliani che si sono distinti nella sua epoca.

La sezione "Immagini dello spirito" esposta nella piccola chiesa di San Francesco cara alla memoria di Don Primo Mazzolari, ospita una breve mostra personale dello scultore Cesrae Ronchi, bronzista e ceramista dalla lunga e fortunata carriera tra i maggiori rappresentanti dell'arte plastica contemporanea. Come scultori suoi pari, Ronchi è anche un disegnatore superbo, eccezionalmente dotato -sia nella grafica che nella scultura- di facoltà che mettono in evidenza la sicurezza gestuale, la consumata abilità nel trattare la materia, e fanno apparire l'opera sua, per il vero tecnicamente difficile, ottenuta in aperta libertà creativa. I disegni e le sculture qui esposti sono stati espressamente realizzati - nulla di più appropriato- per l'omaggio a don Primo.

La terza rassegna  internazionale di Bozzolo, nel suo insieme e con le articolazioni che ne garantiscono la biennale tradizione, è stata pensata come un abito non troppo stretto, ma neppure troppo largo, da indossare alla Comunità Bozzolese che potrà trarne stimoli e verifiche relativamente ad una particolare definizione della ricerca artistica figurativa contemporanea.

Renzo Margonari



Ultimo aggiornamento ( mercoledì 30 gennaio 2008 )
 
< Prec.

Cerca nel sito

Newsflash

Tutti i venerdì è mercato

 

Contatore visite

Visitatori: 1328589
© Copyright Comune di Bozzolo, Piazza Europa 1, C.F. e P.IVA 00185780202 - Sito Realizzato da Asitech S.p.A.